- COMUNICATO STAMPA 13.6.08 -

Sacconi: troppi scioperi, una norma per ridurli

In Italia si fanno troppi scioperi, occorre una norma per ridurli. A parlare non è Confindustria, non è Federmeccanica. È il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, colui che deve mediare fra sindacati e imprese e che fa capire in modo inequivocabile da che parte sta. Dopo l'idea di combattere le morti bianche sburocrattizzando il testo unico di Damiano a favore delle imprese, ne spara un'altra. Ad un convegno organizzato dalla Cisl e dal "Riformista" annuncia che sta studiando una normativa che riduca gli scioperi, trasformando l'Autorità di garanzia degli scioperi (molto spesso criticata dai sindacati per l'eccessiva ristrettezza nel concedere il diritto costituzionale a scioperare) in una sorta di «autorità per il lavoro». Serve, spiega, «una convocazione più responsabile dello sciopero» perché «in Italia occorre ridurre questa propensione, sperando che le parti si diano delle regole per cui non siano minoranze esigue a creare interruzioni in dispregio delle regole».

Sacconi spera che «le parti sociali ne parlino e magari ci sollecitino uno strumento che dovrebbe essere rivolto a relazioni industriali più consapevoli della rappresentatività dei diversi attori e che lasciano il conflitto all'ultima ratio nei loro rapporti». Poi, il contentino. E l'ora che «i lavoratori partecipino non solo ai profili negativi del rischio d'impresa ma anche a quelli positivi», ossia gli utili. «Noi abbiamo compiuto l'atto fondamentale che è stato quello di detassare i premi e gli incentivi perché questa è la premessa per la partecipazione dei lavoratori agli utili delle imprese».

Commento all'articolo: Un bell'esempio di reazionario

"Sacconi è un bell'esempio di reazionario - dice Stefano d'Errico, segretario nazionale dell'Unicobas -; il cottimismo (inventato ai tempi del vassallaggio) è davvero una bella <<partecipazione agli utili>>, soprattutto se si ricomprendono fra i <<benefici>> per i lavoratori gli incidenti sul lavoro e la riduzione occupazionale che la mera <<detassazione>> degli straordinari produrrà in un Paese già a livelli da Terzo Mondo per numero di omicidi bianchi e tassi di lavoro nero e precariato. In più, Sacconi parla solo di relazioni industriali, come se non sapesse che esistono anche i lavoratori pubblici, verso i quali lui, Brunetta e Tremonti sono parte datoriale.

Si ripropone il classico conflitto d'interessi della casta italiota dei politici di professione. Gli unici che si decidono in proprio gli aumenti stipendiali e gli unici ad essere collocati ben oltre la <<media>> europea. Con facoltà di decisione sul diritto di sciopero dei loro dipendenti, e con questo, differentemente da quanto succede per esempio in Francia e Spagna, sempre pronti a cercare di ridurre il tale diritto (costituzionalmente garantito) a mera formalità. Le norme in proposito sono già le più restrittive d'Europa: basti pensare che la legislazione italiana è l'unica al mondo a prevedere il <<bisogno primario>> della pagella ed il divieto di fatto relativamente al blocco degli scrutini di fine anno. Cosa che evidentemente non basta a Sacconi, il quale però dovrebbe spiegare all'opinione pubblica - ma anche a quei pochi giornalisti veramente indipendenti e dotati di raziocinio ancora in circolazione - come mai si preoccupa del fatto che: <<... siano minoranze esigue a creare interruzioni in dispregio delle regole>>, dal momento che (soprattutto nei grandi settori del mondo del lavoro) le minoranze fanno scioperi di minoranza, e sono quindi ininfluenti. La verità è che alcune <<minoranze>> come l'Unicobas ed il sindacalismo di base nella scuola sono stati in passato capaci di far dimettere più di un ministro solo con uno sciopero di una giornata. E' questo il vero problema che si pone il <<democratico>> Sacconi, e noi ci occuperemo nell'immediato futuro di dargli ragione, anzi: di essere la ragion prima della sua preoccupazione.

Quanta arroganza! Non male per uno che in gioventù faceva il comunistello di Avanguardia Operaia".